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Nel nuovo statuto della coop Cfl si parla di “economia solidale”

TREVIGLIO Pubblichiamo per intero l’editoriale di Marco Brulli della cooperativa CFL di Treviglio per il periodico Gente che coopera. Per il loro 40° anniversario, lo statuto cambia e parla di economia solidale. All’interno dell’articolo ci sono parecchi spunti di riflessione interessanti.

La bozza del nuovo statuto parla di “economia solidale”

“Noi alla CFL vogliamo capirle bene le cose”, così mi diceva qualche anno fa (era il 2008) un vecchio socio quando tentavo di illustrare i sistemi fotovoltaici e la convenienza del Conto Energia. “Noi vogliamo vederci chiaro, bene e nel modo più semplice possibile dall’inizio alla fine” mi aveva ribatido. In effetti lì si parlava di soldi e non mi aveva affatto stupito quell’atteggiamento un po’ duro. Mi aveva colpito, invece, la pretesa di chiarezza e di precisione che emergeva.

Come si dice nel titolo, da un po’ di tempo a questa parte e un po’ dappertutto, si sente parlare di economia solidale, espressione che è stata ripresa anche nella bozza del nuovo statuto. Affrontare questo tema non è cosa facile e, data la necessità di chiarezza e precisione di cui sopra si accennava, vedo un po’ arduo il compito che mi aspetta. Per questo dico subito che sicuramente l’argomento non si potrà esaurire qui, ma sarà necessario che Gente che Coopera, magari su stimolo dei commenti dei soci che ci auguriamo vivamente, ci torni sopra e probabilmente sarà necessario farlo più volte.

Dei due vocaboli (economia solidale) è il secondo, l’aggettivo solidale che, a mio parere, merita più attenzione. Il primo è chiaro, è usato correntemete, si sente parlare sempre di economia e, soprattutto di questi tempi, bisogna farci i conti tutti i giorni. A questo punto mi sembra opportuno verificare cosa dicono i dizionari della lingua italiana.

Lo Zanichelli, che ho a casa, definisce solidale in questo modo: 1.(in diritto) (obbligato) in solido. Di creditore o debitore in solido. Di obbligazione, caratterizzata dal vincolo di solidarietà. – 2. (in senso figurato) Che condivide opinioni, propositi, idee e sim. di altri e le responsabilità che possono derivarne. Che rivela spirito di solidarietà. – 3. (in meccanica) Detto di elemento di un meccanismo rigidamente collegato ad un altro. (Avvverbio) Solidamente.

Il Sabatini-Coletti, che ho trovato in Internet, dice: 1. (in senso figurato) Che approva e condivide le idee e i comportamenti di altre persone: essere, dichiararsi solidale con qualcuno. 2 (in diritto). Che è legato da un vincolo di solidarietà: debitore, creditore solidale. 3 (in meccanica) Di elemento collegato con un altro in maniera rigida – avverbio: solidalmente 1. (in senso figurato) Di comune accordo 2. (in diritto) Con il vincolo della solidarietà: rispondere solidalmente di un danno – solidalmente con, in stretta unione con qlc.

Seleziono alcune delle definizioni, quelle che mi colpiscono di più, e le metto in fila evidenziando alcune parole:
a.(Obbligato) in solido
b.Di obbligazione, caratterizzata dal vincolo di solidarietà
c.Che condivide opinioni, propositi, idee e sim. di altri e le responsabilità che possono derivarne.
d.Che rivela spirito di solidarietà.
e.Che approva e condivide le idee e i comportamenti di altre persone: essere, dichiararsi solidale con qualcuno.
f.Con il vincolo della solidarietà: rispondere solidalmente di un qualcosa.

Ne esce un significato di: unione, sicurezza, legami-solidi, condivisione-responsabile, responsabilità -condivisa, cooperazione-reciproca, vincoli che legano, assicurazione solida, collaborazione-alla pari-orizzontale, collegamenti-rapporti rete. L’immagine che si delinea e profila da queste parole credo risponda bene al significato di solidale.

Penso che questi significati rispondano bene anche alla storia ed all’immagine della CFL. Magari come immagine è più facile che venga in mente una CFL più antica perché i legami ed i meccanismi erano più semplici e si misuravano direttamente negli occhi degli altri soci; ma, a guardar bene, con un attimo di attenzione, non si fa tanta fatica a riconoscere gli stessi significati nell’intensità e nello sforzo organizzativo che si è visto nella gestione e partecipazione delle quindici assemblee parziali appena terminate.

Da un punto di vista storico, sulla base di esperienze e di reti già esistenti nel secolo scorso, si comincia a parlare di strategie di rete per l’economia solidale nel 2002 e nel 2003 viene presentata la prima “carta” dei principi. Nell’introduzione di quella “carta” si leggeva che Il processo verso la realizzazione della Rete Italiana di Economia Solidale (RES) è stato inizialmente promosso dalla Rete di Lilliput e si è sviluppato successivamente con il sostegno delle Botteghe del Mondo, dei Gruppi di Acquisto Solidali, delle organizzazioni della finanza etica (MAG, Banca Etica), del turismo responsabile e delle cooperative sociali. Tale progetto è da considerarsi aperto a tutte le realtà che già operano, che si “sentono” parte, o che comunque intendono agire ispirandosi ai valori e ai princìpi dell’economia solidale.

Del contesto mondiale diceva: In Europa, in Spagna e Francia in particolare, e nel mondo, principalmente in Sud America, esistono da vari anni reti di realtà economiche che si definiscono di Economia Solidale, emerse soprattutto in questi ultimi anni con le realizzazioni di Forum Sociali Mondiali ed Europei. In Italia esistono molteplici realtà che, pur definendosi in vario modo, svolgono quotidianamente attività di produzione, distribuzione o consumo di beni o servizi secondo i principi e le modalità caratteristici dell’economia solidale.

Sulle motivazioni la “carta” riportava: Si ritiene importante cominciare a creare le condizioni affinché iniziative economiche diverse, democratiche, eccellenti e motivate socialmente, radicate nel territorio, trovino opportunità per conoscersi e farsi conoscere, aiutare e farsi aiutare, innescare processi economici nuovi, coordinati e partecipati e diffonderli, nella convinzione che ciò potrà portare giovamento a tutti i soggetti coinvolti oltre che al contesto sociale ed ecologico in cui essi operano.

Della strategia delle reti: Per rafforzare ed espandere le realtà dell’economia solidale si sta sperimentando in diversi luoghi la strategia delle reti, che consiste nella costruzione di circuiti in cui fluiscono i beni, i servizi e le informazioni prodotti dalle realtà dell’economia solidale, in modo che queste si possano sostenere a vicenda, creando gli spazi per un’economia diversa.

Il progetto “RES” (Rete di Economia Solidale) è un esperimento in corso per la costruzione di una economia “altra”, a partire dalle mille esperienze di economia solidale. Questa progetto in costruzione, come sta avvenendo in diversi altri luoghi in giro per il mondo, segue la “strategia delle reti” come pista di lavoro. Intende cioè rafforzare e sviluppare le realtà di economia solidale attraverso la creazione di circuiti economici, in cui le diverse realtà si sostengono a vicenda creando insieme spazi di mercato finalizzato al benessere di tutti.

Nel giugno di quest’anno, nel convegno Gas Des 2011 tenutosi all’Aquila, si è parlato delle caratteristiche portanti dell’economia solidale definendo gli aspetti più salienti e precisando che “non si tratta di un modello teorico, ma di caratteristiche comuni ricavate dalle diverse pratiche di economia solidale già attive”.

L’economia solidale:
1. promuove i beni comuni
2. è fondata sul rispetto della “Madre Terra” e sul “benvivere” di tutti
3. propone modelli collaborativi
4. si basa sulle relazioni
5. promuove il legame con il territorio
6.incorpora il senso del limite
7. si sviluppa nelle reti.
8. è una trasformazione sociale
9. difende i diritti
10. ridimensiona il ruolo del mercato.

Osservo che il concetto di economia solidale viaggia sempre in parallelo con quello di sviluppo sostenibile di cui avevamo parlato nel numero dell’ ottobre scorso. Riporto la definizione espressa nel rapporto Our Common Future delle Nazioni Unite del 1987 che recita così: Per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Esso implica due concetti chiari:
il concetto di “ bisogni”, in particolare i bisogni dei poveri della terra, ai quali va data assoluta priorità nella scelta delle politiche da adottare;
il riconoscimento delle limitazioni imposte dallo stato della tecnologia e dell’organizzazione sociale alla capacità ambientale di soddisfare esigenze presenti e future.

I due concetti (economia solidale e sviluppo sostenibile) sono complementari fra loro. Lo sviluppo sostenibile qui viene dato per scontato. Possiamo dire che abbiamo dato la precedenza alla orizzontabilità del concetto solidale rispetto alla verticalità del concetto sostenibile di cui parleremo un’altra volta.

Questo è il quadro in sintesi di ciò che si intende per economia solidale. Senz’altro è un fenomeno interessante (o un esperimento in corso come si è detto sopra) in forte espansione, per esempio, nel 2004 c’erano quaranta GAS (gruppi acquisto solidale) in tutta la Lombardia, oggi ce ne sono settanta nella sola provincia di Bergamo. In particolare nella bergamasca si è costituito nel 2007 Cittadinanza Sostenibile (vedi l’articolo nel numero di GCC di ottobre 2011), un’associazione di coordinamento di tutte le realtà che hanno come denominatore comune l’economia solidale dalla quale, nel maggio del 2010, ne è nata un’altra, più operativa sul territorio, che si chiama Mercato & Cittadinanza che ha presentato la sua Carta dei Principi il 28 novembre scorso e di cui parleremo la prossima volta.

Marco Brulli, CFL

Pubblicato il
27 gennaio 2012

Autore
redazione

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