Legambiente: “Le nostre proposte per il futuro di Astino”
Egregio Direttore,
volentieri partecipiamo al dibattito sul futuro di Astino che la redazione di Longuelo Comunità ha proposto con la ”lettera aperta”, pubblicata dall’Eco di Bergamo il 10 dicembre. E cerchiamo di farlo proprio nel senso proposto da Longuelo e cioè per
ragionare collettivamente di un bene collettivo, nella direzione di una partecipazione più articolata e matura delle scelte che incidono sul territorio.
Della proposta avanzata da Longuelo Comunità ci interessa soprattutto il merito: che sarà di Astino?
Nei giorni scorsi è uscita anche un’interessante lettera della MIA dalla quale apprendiamo che i tempi sono ancora molto lunghi perché i soldi ripetutamente promessi non sono ancora in larga parte arrivati e comunque non basteranno.
Usiamo questo tempo, allora, per identificare – come scrive condivisibilmente la MIA – “destinazioni che siano compatibili con la storia dell’immobile ma che abbiano anche una strutturale sostenibilità economica nel futuro”.
Apprendiamo, allo stesso tempo, che ancora non è chiuso l’accordo per il master di discipline giuslavoristiche e peraltro ci risulta che questo avrebbe una durata di 60 giorni all’anno, ben lontano quindi dal dare un’impronta al complesso. Nulla viene detto circa
l’annunciata (dall’Eco di Bergamo) funzione recettiva e totale è il silenzio sulle soluzioni pensate per governare il traffico in questa delicatissimo area. L’Orto Botanico è citato solo in relazione alla Cascina Mulino.
Ci permettiamo, allora, di avanzare alcune proposte, raccogliendo l’invito di Longuelo Comunità ed anche quello della MIA.
1) In vista di Expo 2015, dedicato alle soluzioni per sfamare il pianeta, si destini l’area agricola della valle di Astino e conseguenti spazi nell’ex monastero alla realizzazione di coltivazioni autoctone ed al loro commercio diretto. L’Expo è tra tre anni. Si deve cominciare subito, i partner ci sono già e sono gli agricoltori, le loro associazioni e la rete di economia solidale Cittadinanza Sostenibile che sta promuovendo le iniziative di Mercato&Cittadinanza ad Albino, Corna Imagna e prossimamente a Bergamo. Questo aspetto di recupero dell’area agricola potrebbe accompagnarsi ad un recupero di produzioni storicamente significative ma che oggi non sono più ritenute commercialmente prioritarie. Un lavoro sulla biodiversità che potrebbe portare a riscoprire un diverso senso dell’agricoltura. Un lavoro che ben si inserisce con quanto portato avanti negli ultimi anni all’interno del Parco dei Colli di Bergamo.
In una situazione del genere è, dal nostro punto di vista, assolutamente compatibile una rivendita diretta di prodotti e magari anche una piccola “frasca”. Il referente per questo progetto potrebbe essere proprio, l’Orto Botanico, già individuato da MIA come partner prioritario.
2) Il master giuslavoristico richiede – ma non utilizza a pieno – strutture come sale riunioni, segreterie, reception, sistemi video e audio. Si organizzi un uso di queste strutture per l’Università, l’Accademia Carrara, l’Istituto Donizetti e gli altri centri di ricerca esistenti sul territorio per seminari e convegni a ridotto numero di partecipanti. Potrebbero essere anche seminari permanenti, con una foresteria nel complesso. Probabilmente è inutile sottolinearlo ma crediamo fondamentale che gli accessi ad Astino in occasione di questi seminari – e di tutte le iniziative di richiamo – debbano avvenire esclusivamente con bus navetta. Ci piace ricordare, che in molte città si organizzano delle attività residenziali per artisti mettendo in collaborazione enti diversi: scuole, istituzioni culturali, musei, sale musicali.
3) La rivitalizzazione della chiesa potrebbe essere garantita dalla presenza di una piccola comunità che si assuma il compito di far ri/diventare il complesso un punto di riferimento spirituale, culturale e ambientale. Riteniamo importante che le funzioni sopracitate siano accompagnate dalla residenza in loco di personale: va evitato che Astino sia una cattedrale nel deserto, che alla sera si spegne. Serve individuare una modalità rispettosa di fruizione del complesso che lo porti ad essere una struttura viva e vivace.
4) La MIA stessa, che citiamo per ultima per rispetto dell’impegno che sta profondendo in questo recupero e per la disponibilità già dimostrata, potrebbe portare qui i suoi uffici e utilizzare gli spazi sopracitati anche per le sue attività culturali, mostre, proiezioni, presentazioni di studi e ricerche.
Speriamo di essere riusciti a dare un piccolo contributo a questo dibattito che ci sembra
però importante per lo sviluppo di processi di partecipazione attivi e per la crescita di un
senso di appartenenza alla nostra città.
Cordiali saluti,
Nicola Cremaschi
Legambiente Bergamo










