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Nomi, cognomi, infami. A Treviglio lo spettacolo di Giulio Cavalli

TREVIGLIO In preparazione della XXI giornata della memoria delle vittime di tutte le mafie, il Presidio di Libera della Bassa Pianura Bergamasca “Testimoni di Giustizia”, ha proposto ai cittadini del territorio momenti di riflessione sul tema della corruzione strutturati in tre incontri in altrettanti luoghi della Bassa Bergamasca.

Conclude ora il percorso verso il 21 di marzo lo spettacolo di e con Giulio Cavalli “Nomi, Cognomi e Infami” proprio il giorno 21 marzo 2016 alle ore 20:45 presso il Teatro Nuovo Treviglio.

Nomi, cognomi e infami è racconto, cronaca e discussione per scoprire alcune di queste storie. E’ una
riscoperta della parola, pura e semplice, una testimonianza diretta senza filtri tra palcoscenico e platea, è
Cavalli che si racconta e ci racconta queste storie attraverso il suo sguardo personale.
Giulio Cavalli narra in prima persona i fatti, i nomi, le facce di una vita che non ci appartiene e che non ha né
onore, né dignità. Storie, per cercare di fare chiarezza intorno ai fatti che stanno dietro ad un omicidio
tristemente noto, quello di Paolo Borsellino. O ancora per riportare alla luce fatti forse meno conosciuti, ma
non per questo meno carichi di significato, come quelli che hanno per protagonista il magistrato Bruno
Caccia, ucciso a Torino dall’ndrangheta per le sue indagini ‘troppo concentrate’ sulle attività illegali
sviluppatesi in Piemonte.
Una narrazione su chi questi fatti li ha vissuti e ha cercato di capire e di conoscere, come Giuseppe Fava. Ma
anche di chi queste storie le combatte quotidianamente, come Rosario Crocetta e Antonio Ingroia o i ragazzi
di Addiopizzo.
Nomi, cognomi e infami è un percorso che attraversa le tante facce della malavita e le storie ad essa collegate,
ma anche quella personale e lavorativa dello stesso Cavalli che in una scena essenziale, vuota, ripercorre
questi ultimi anni che lo hanno portato a tanti e significativi incontri da cui sono nati dei brevi monologhi.
Ne nasce così un “raccontarsi di pancia” come farebbe il giullare, dalla scelta di riprendere la lezione di
Peppino Impastato che diventa per Cavalli l’utilizzo dell’ironia contro la mafia – l’antiracket culturale in cui
ridere di mafia è una ribellione incontrollabile – passando per i dati sulle mafie al Nord, fino all’ecomafia e i
rifiuti della Campania.
Un percorso legato da un unico filo conduttore per mantenere viva la memoria, certo, ma anche per
informare con dati e nomi, per dare voce a chi quotidianamente combatte una battaglia che troppo spesso
sembra persa in partenza, per non cadere nella ‘normalizzazione’, per risvegliare le coscienze di una società
civile che non può permettersi di ignorare quanto accade, perché se ne parli sempre, non si dimentichi e non
si volti mai la faccia dall’altra parte.
… “Caro picciotto, o se preferisci, visto che hai imparato a pettinarti e vestirti pulito, caro estorsore, o, se
preferisci, caro esattore. E poi caro al tuo capo ufficio, quello che sta seduto a contare i soldi quando alla sera
raccoglie le mesate del mandamento, quei soldi che vi auguro che vi marciscano in mano. E poi cari a tutti i
falliti, perché è da falliti mangiare sulla metastasi della paura degli altri, oppure, per capirsi meglio, cari a
tutti gli uomini d’onore, così ci capiamo meglio, così vi prendiamo dentro tutti e entriamo subito in tema. Sono
un commerciante di parole, a volte me le pagano bene, e arrotondo sempre il peso prima di chiudere la
vaschetta. […] Questa sera apro la saracinesca fuori orario e vi vengo a cercare io, ma mica per i cinquecento
euro così sto messo a posto, ma perché avrei, dico almeno, un paio di domande, una cosa da niente, mica per
capire dove non c’è niente da capire, ma per togliermi il peso. Il peso di una curiosità che alla fine cercate
sempre di farci pagare nel mercato della vigliaccheria di cui siete i detentori.”

Segnalato da Presidio della Bassa bergamasca di Libera

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